Appello ai Siciliani (La Sicilia di domani sarà quale noi la vogliamo)

La Sicilia di domani sarà quale noi la vogliamo.

di Massimo Costa

A tutti coloro che hanno sinora votato o militato nei partiti politici tradizionali, vedendo sistematicamente mortificate le loro istanze per il bene della Sicilia,

A tutti coloro che credono nella Costituzione della Repubblica Italiana, compresa quella parte di essa mai attuata che è lo Statuto della Regione Siciliana,
A tutti coloro che pensano che i “mercati” siano fatti per l’uomo e non l’uomo per i “mercati”, e che pensano che i lavoratori, gli imprenditori, i cittadini tutti siano soprattutto i destinatari dei frutti del lavoro e non solo oggetto o fattore della produzione ridotto a merce,
A tutti coloro che ancora sognano per la nostra Terra un futuro normale, in cui ogni persona possa realizzare se stessa, costruire la propria vita, senza sentire più mortificanti litanie sul sottosviluppo, la colonizzazione, la disoccupazione, l’emigrazione, il degrado, la corruzione, il malaffare, in una parola il lento annientamento di una delle terre più belle e ricche che ci siano al mondo,
A tutti coloro che vogliono tornare ad essere orgogliosi di essere e dirsi Siciliani, in Italia, in Europa e nel Mondo.
 
Ci sono momenti storici in cui non si può restare a guardare gli “altri” che fanno politica. Gli “altri” siamo noi.
Mai, come adesso, i Siciliani hanno l’opportunità e anche il potere di prendere di nuovo in mano il loro destino. Ma, per fare questo, dobbiamo uscire dalla visione di “cortile” che ci ammorba: sei di destra? di sinistra? mi devo alleare con quello? ma c’è anche quell’altro e allora non ci sto! e chi “c’è dietro”? Basta! Sono tutte divisioni ipocrite. L’unica discriminante sulla quale bisognerebbe confrontarsi è quella della difesa della Sicilia e dei suoi interessi vitali.
Da un lato c’è chi intende perpetuare, dietro le contese politiche di maniera, l’eterno colonialismo che affoga la Sicilia, e con esso il feudalesimo dei grandi e piccoli potenti, con le loro immonde clientele. Dall’altro c’è chi ha finalmente capito che quell’epoca è finita e non resta altro che una vera e propria rivoluzione di popolo, in cui i Siciliani si riprendono il loro paese, e cominciano ad essere “autonomi dentro”, prima ancora che esserlo solo da un punto di vista formale, dipendendo poi in tutto e per tutto da fuori.
Non è solo una questione identitaria, anche se l’identità del Popolo Siciliano, la sua storia, i suoi peculiari interessi, giustificano di per sé questa presa di coscienza e questa ripresa in mano della propria storia dopo tanto sonno o semiveglia. Non è però solo questo; è anche una questione di semplice sopravvivenza. La Sicilia non ce la fa più, schiacciata da duecento anni circa di subalternità politica alla Penisola, da centocinquant’anni di colonialismo interno, e ora soggetta pure allo strozzinaggio dei poteri forti della globalizzazione e di un’Europa che, se non rifondata dalla base, ci appare fallita e senza più alcun futuro.
Non è il tempo delle mediazioni, del politichese. Qui, se continuiamo ad essere troppo “educati”, ci tolgono il pane, ci tolgono tutto, il presente come il futuro. E in più il sistema politico “ufficiale” è a un passo dal collasso. Basta uno strattone e viene giù tutto.
Ma saremo capaci di raccogliere questa eredità con una classe dirigente completamente rinnovata? Secondo me sì, ma dobbiamo anche con intelligenza mutuare una parte, la meno peggiore, di quella attuale. Il settarismo purista e la pura testimonianza non servono nei momenti rivoluzionari quale quello che stiamo vivendo. Noi oggi POSSIAMO incidere e DOBBIAMO incidere.
E per questo che mi risolvo ad uscire dal mio isolamento di studioso e a rivolgere un appello che, se adeguatamente raccolto, può stroncare sul nascere tanto i desideri di continuare come se nulla fosse il ménage attuale, quanto quelli di progettare una vera e propria “restaurazione” dei partiti italiani in Sicilia, proprio gli stessi che ci hanno condotto al collasso e alla disperazione. Dobbiamo scardinare questo progetto e lo possiamo fare soltanto unendo le forze, creando un grande blocco sociale e politico che sia unito su poche cose importanti e che decida democraticamente sulle altre.
Ebbene sì, alla fine ci vuole una macchina politica. Chiamatela “partito”, chiamatela “movimento”, chiamatela come vi pare, ma ci vuole. Se non si costituirà, magari per ora come “costituente”, ma meglio sarebbe ancora se saprà poi organizzarsi in maniera democratica ma unitaria, allora non ci sarà alcuno spazio per la riscossa e saremo sconfitti ad uno ad uno, nella nostra debolezza e nella nostra solitudine.
Per questo lancio un appello, che è anche una sfida, a tutte le formazioni politiche non subalterne agli interessi dei partiti nazionali, a tutti i circoli, a tutti i movimenti, ma soprattutto ai Siciliani. Se siete d’accordo su un programma, perché andate divisi? Ambizioni? Personalismi? La Sicilia vi giudicherà per questo. Timore di contare poco nella nuova formazione? Conterà chi avrà più consenso. Si chiama democrazia! Chi si tirerà fuori resterà isolato, e non conterà nulla.
Qual è dunque il programma minimo che questa forza politica dovrebbe proporre ai Siciliani? Provo a mettere alcuni punti essenziali, tralasciandone altri, in cui credo, ma che potrebbero creare divisioni.
Credo che il discrimine, tra chi vorrebbe dirsi di nuovo orgoglioso di essere Siciliano e tagliare completamente i ponti con decenni di pratiche impresentabili e chi è servo dentro, dovrebbe essere almeno il seguente:
1- Applicazione integrale e radicale dello Statuto della Regione Siciliana:
 
a) Completa autonomia finanziaria e tributaria della Regione che potrà creare un proprio ordinamento tributario e una propria fiscalità di vantaggio e si vedrà attribuire la totalità delle entrate pubbliche maturate nel territorio della Regione, acque territoriali incluse, salve le poche transazioni tra Sicilia e Italia espressamente previste dallo Statuto,
 
b) Passaggio totale di funzioni dallo Stato alla Regione, con la sola eccezione degli esteri e della difesa e costituzione dell’amministrazione statale nell’isola, per le sole materie soggette a legislazione esclusiva statale, in Ministero della Repubblica posto alle dipendenze del Presidente della Regione,
 
c) Integrazione dei Trattati europei con un protocollo in cui siano garantiti i diritti costituzionali della Sicilia;
 
2- Moneta complementare regionale, emessa da Banca Centrale Regionale pubblica, la quale svolga nell’Isola anche le funzioni di Banca Centrale e come tale partecipi all’emissione di euro; richiesta di ridefinire le condizioni di partecipazione dell’Italia all’Euro (superamento delle logiche neo-liberiste del pareggio di bilancio e creazione di trasferimenti fiscali intracomunitari perequativi) come condizione per restare nell’Unione Monetaria;
 
3- Fissazione di diritti minimi del contribuente, fra i quali una aliquota massima di reddito oltre la quale non è possibile tassare, un reddito minimo intassabile, revisione dei criteri di riscossione per renderli più sopportabili, impignorabilità della casa di prima abitazione che non sia di lusso, aliquota massima da porre anche su IVA e accise petrolifere;
 
4- Pubblica amministrazione: cura dimagrante con l’abolizione di tutti gli enti e commissioni pubbliche inutili e di tutti i livelli intermedi di sottogoverno parassitari; ridefinizione razionale degli organici ma anche riqualificazione delle risorse pubbliche con adeguamento dei livelli retributivi generali a soglie dignitose e premi di produttività basati su criteri oggettivi; superamento progressivo del dramma del precariato con inquadramento di tutti gli esuberi in un ruolo unico e, se necessario, accordo finanziario a termine con lo Stato per rientrare, a tappe forzate, nell’arco di un decennio da tutti gli esuberi: chi sarà regolarizzato, chi accompagnato alla pensione, chi sostenuto da interventi assistenziali, differenziando le posizioni ma senza alcuna “macelleria sociale”;
 
5- Politica industriale a sostegno del settore agricolo, della pesca e dell’agro-alimentare: controlli sulla qualità dei prodotti importati, realizzazione di infrastrutture e favore per la formazione di consorzi di settore che aumentino il potere contrattuale delle imprese, favore per la filiera corta e per le esportazioni di beni qualitativamente eccellenti; revisione delle politiche comunitarie improntate alla globalizzazione;
 
6- Energia da fonti rinnovabili diffusa nella produzione e nella distribuzione; controllo pubblico regionale sulle grandi fonti di energia e sulla trasmissione; politiche selettive di esportazione di energia finalizzate al mantenimento di un basso costo di approvvigionamento locale e di redditi e tributi per la comunità siciliana nel suo complesso;
 
7- Proprietà pubblica inalienabile sui beni indisponibili (con eventuale gestione lucrativa privata sotto controllo pubblico) e mantenimento di centralità del ruolo pubblico nei campi dell’istruzione, della sanità, della previdenza e dei servizi a rete (raccolta e smaltimento rifiuti, acqua, energia, …);
 
8- Difesa del credito e del risparmio siciliano con una presenza attiva della Regione e incentivo alle banche che mantengono in Sicilia i loro centri decisionali e le loro sedi legali;
 
9- Difesa “militare” del patrimonio ecologico, naturale, ambientale e culturale della Sicilia da ogni tipo di svendita o speculazione;
 
10- Investimento privilegiato delle risorse pubbliche in cultura, istruzione, ricerca e infrastrutture produttive, in particolare per il trasporto interno all’isola ed esterno/internazionale;
 
11- Politica culturale identitaria a difesa della Sicilianità: costituzione di un servizio pubblico di informazione siciliano e introduzione OBBLIGATORIA della storia, lingua e cultura siciliana nelle scuole, con riconoscimento del Siciliano quale lingua regionale tutelata ai sensi della Carta Europea delle lingue regionali e minoritarie;
 
12- Requisiti minimi di onorabilità e preparazione fissati per i candidati a tutte le consultazioni.
 
Questo il programma di massima. Chiunque lo voglia realizzare, senza compromessi e nella misura in cui avrà il sostegno dei Siciliani, sarà considerato amico dei siciliani stessi. Da alcuni contatti avuti in questi giorni il sostegno e l’entusiasmo sono diffusi e generali. Altri contatti seguiranno nei prossimi giorni.
Se non si dovesse raggiungere la massa critica, pazienza. Lasceremo che la politica siciliana vada verso il proprio destino. Potremo dire di averci provato. Ma se – come sembra – la scelta venisse raccolta da più parti, senza veti e senza condizioni, allora organizzeremo una grande Assemblea dei Siciliani, possibilmente in un luogo simbolicamente importante, per lanciare in grande stile la costituente per un nuovo soggetto politico Siciliano che potrà cambiare il destino della nostra Terra.
È il nostro momento, il momento di un nuovo Vespro. Forse, alla fine di tutto ciò, consegneremo a noi e ai nostri figli una Sicilia libera, ricca e finalmente rispettata nel mondo.
 
W la Sicilia! 
 
Massimo Costa*
 
 *(docente di Economia Aziendale presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università degli Studi di Palermo)

MONTI E SOSTENITORI SONO GLI EREDI DEL PARTITO “RISORGIMENTALE”

di Tony Milioto

I crani delle teste mozzate ancora oggi esposte al Museo di antropologia criminale di Torino

Teste mozzate ancora oggi esposte al »museo di antropologia criminale di Torino», dove sono custoditi gli studi di Cesare Lombroso, che avrebbe teorizzato l’inferiorità della razza meridionale con esperimenti su quei crani.

Lombroso, razzista criminale, ha fatto in modo che i meridionali apparissero come delle belve dopo l’Unità d’Italia e ha fatto passare gli oppositori alla occupazione sabauda come un movimento di resistenza di poveri delinquenti e di gente tarata geneticamente. Teorie razziste, inaccettabili e appunto infondate. Una fisiognomica, quella del Lombroso che ha ispirato e ispira ancora oggi fiction che hanno fatto vergognare i Siciliani che non conoscono la storia millenaria della loro terra che non può che offrire motivi per sentirsi figli orgogliosi di una grande tradizione civile e spirituale.

Pensare che prima dell’occupazione e dei saccheggi dei “fratelli d’italia”, il Regno di Sicilia e quello di Napoli erano terzi nel mondo, dopo Inghilterra e Francia per prosperità economica e tecnologia industriale.  Sino alla violenta occupazione sabauda, la Sicilia e il Sud non conoscevano la diaspora meridionale (solo la Sicilia oggi conta 12 milioni di esuli sparsi per il mondo per necessità di lavoro).

Bisogna chiarire che questa espressione “tagliatori di teste” non è una battuta spiritosa di cattivo gusto, ma è la presentazione di una tragica realtà documentata da fotografie, che mostrano le sanguinolente teste di chi faceva resistenza all’invasore e alle loro violenze, alla leva obbligatoria inesistente in Sicilia, agli stupri, alle fucilazioni (anche una bambina di 9 anni e sacerdoti) senza processo, alle case incendiate anche con persone dentro, ai saccheggi; tagliate e appese nelle pubbliche piazze a monito delle inorridite popolazioni meridionali.

Ostilità e persecuzione contro la Chiesa Cattolica e contro il cristianesimo.

Bisogna anche ricordare, dalla cosiddetta unità in poi, l’uso continuo, sistematico della menzogna, l’irrisione volgare e plebea dei vinti, la loro sistematica denigrazione, il tentativo di cancellare la storia e l’identità delle popolazioni meridionali.

Dal 1860 ai nostri giorni dai “fratelli d’italia” – provenienti dal Piemonte, ma anche da altre regioni del Nord ed aderenti al  partito che potremmo chiamare “risorgimentale” che si perpetua fino ai giorni nostri (tanto caro al presidente dell’italia, Giorgio Napolitano, quello che in una settimana ha nominato Monti senatore a vita e “dittatore” della repubblica), a discapito del Sud è stata favorita l’economia del Nord e, grazie al nuovo governo che si è insediato nell’Isola nel 1860, il Popolo Siciliano è diventato un popolo senza storia e senza avvenire (le due cose sono strettamente connesse) e i suoi re sono stati, dalla storia ufficiale italiana “eliminati” o trasformati in dominatori stranieri.

Quanto si vuole ridurre un popolo allo stato coloniale gli si toglie la cultura, la lingua e la storia, in maniera che i colonizzati finiscono con l’identificarsi con la cultura, la lingua e la storia dei dominatori. Quei rari accenni di storia riferita alla Sicilia vengono presentati come un susseguirsi di dominazioni straniere che vedono i Siciliani oggetto inerte delle altrui iniziative quasi che il Popolo Siciliano non esistesse o che fosse per sua natura vocato alla sottomissione allo straniero.

La Sicilia era greca quando tutto il Mediterraneo era greco, romana quando tutti i popoli di quell’epoca subivano l’egemonia politica, economica e militare di Roma; come oggi soprattutto l’italia e l’Europa subiscono l’egemonia del modello economico e l’imperialismo militare degli USA. In ultima analisi, la storia della Sicilia ha subito l’influenza di civiltà che nelle varie epoche hanno giocato un ruolo egemonico nello scacchiere politico, culturale e militare come quasi tutti gli altri popoli e, oggi, nazioni del Mediterraneo. Eppure non parliamo certo della storia francese o spagnola, tedesca o inglese come storia fatta da altri popoli.

Fonti documentali:  Corriere del Mezzogiorno.it;
Prof. Corrado MIRTO, Docente Emerito di Storia Medievale dell’Università di Palermo;
Prof. Bartolomeo SAMMARTINO, Presidente dell’Accademia Nazionale della Politica;
Prof. Franceso RENDA;
Prof. Michele Antonino CROCIATA, Ordinario nei Licei e negli Istituti Tecnici e Magistrali, autore di “Sicilia nella Storia” (In tre Tomi) – Dario Flaccovio Editore – I ed. Nov. 2011.

66esimo anniversario dello Statuto Siciliano

Di Agatino Lanzafame

Oggi 15 Maggio 2012, Festa dell’Autonomia, ricorre il 66esimo anniversario dello Statuto Siciliano, prezioso documento che sancisce l’Autonomia della nostra regione e che a partire dal 1948 è divenuto parte integrante della nostra Carta Costituzionale. Uno Statuto che è stato definito “specialissimo” per le norme in esso contenute, che garantiscono alla Regione Siciliana maggiore autonomia anche rispetto alle altre regioni a Statuto Speciale. Uno Statuto che in questi 66 anni di storia è stato svuotato dall’inerzia di una classe politica maggiormente attenta ai propri interessi piuttosto che al futuro della nostra terra.

Dal1946 inpoi il silenzio complice della nostra classe politica regionale ha permesso ai governi nazionali di disapplicare, con l’avallo della giurisprudenza costituzionale, le norme di favore contenute nello Statuto mentre ha lasciato intatta l’applicazione fiscale delle norme di “sfavore”trasformando lo Statuto da “strumento per garantire l’autonomia e lo sviluppo della Sicilia” a “documento asfittico da ricordare solo nelle grandi manifestazioni.”

A 66 anni dalla sua “nascita” lo Statuto è divenuto “pietra di scandalo” per una classe politica ascara che dal1946 inpoi, non solo non è stata capace di difendere le istanze di sviluppo ed autonomia dei Siciliani, ma che ha colpevolmente mercanteggiato le prerogative dello Statuto in cambio di “prebende personali”.

Un mercanteggiamento reso possibile dall’esistenza di maggioranze politiche omogenee tra Roma e Palermo e dal comportamento dei grandi partiti nazionali, che per 50 anni hanno umiliato le autonomie regionali per poi riscoprirsi all’improvviso federalisti. (anche se soltanto a parole). In questo giorno di festa, però, lo Statuto non è soltanto lo strumento per misurare l’inadeguatezza di 50anni di classe politica, ma può divenire altresì lo strumento di riscatto per la nostra terra. Lo Statuto infatti rappresenta la volontà di autodeterminazione del popolo Siciliano che vuole essere padrone del proprio destino.

Autonomia significa capacità di pensare con la propria testa e partecipare al processo decisionale senza che il nostro futuro venga deciso da qualcun altro. Significa primato della democrazia e della volontà dei cittadini contro la dittatura delle Banche e dei cosiddetti poteri forti. Significa lotta alla criminalità organizzata che saccheggia la nostra terra e ci priva della nostra libertà. Significa lotta a chi vede la nostra isola come una terra da saccheggiare, inquinare, occupare per poi trasferire le proprie ricchezze in altre parti dell’Italia e del Mondo. Autonomia, in un momento di crisi della politica e di sfiducia nelle istituzioni, allora, diviene sinonimo di Partecipazione e di Protagonismo. Dove non c’è partecipazione, infatti, non c’è Autonomia.

L’Autonomia nasce dalla consapevolezza, che la nostra terra è un patrimonio di ciascuno di noi e che tutti siamo responsabili del suo futuro e che per questo motivo dobbiamo preoccuparci del “bene comune.” L’Autonomia vive nella partecipazione nei quartieri, per affermare che NESSUNO, neanche il Sindaco, può sapere meglio dei cittadini che cosa sia utile ed opportuno perla Comunità Locale.

L’Autonomia vive nei comitati spontanei di cittadini che si battono contro decisioni prese senza il loro coinvolgimento e rispondenti ad interessi più o meno oscuri. L’Autonomia vive negli sguardi di madri combattive che lottano perché la scuola dei loro figli non venga chiusa, e negli occhi dei volontari che adottano un bene comune, spendendo per esso risorse ed energie, e lo ridonano alla città.

A 66 anni dall’approvazione dello Statuto, l’Autonomia diventa una tensione ideale, un desiderio di protagonismo e di riscatto, una volontà di partecipare attivamente alla rinascita della nostra terra. Solo cosi potremo riempire di significato la festa di oggi: riscoprendo dentro di noi la passione per la nostra terra ed impegnandoci a lottare affinché lo Statuto diventi “strumento per una politica regionalista valida ed essenziale per il decollo dell’Isola, fuori dal ghetto in cui è stata relegata dall’Unità d’Italia ad oggi”.

Agatino Lanzafame



 

 


3 giorni “No-Muos” – Niscemi

Il nuovo sistema di comunicazioni satellitari dei militari usa, può fare ammalare, può causare interferenze nella strumentazione aerea e può, persino, fare scoppiare, se poco distanti, bombe e ordigni bellici. Un grido d’allarme che lanciano in tanti ormai. L’ultima denuncia, particolarmente circostanziata, viene dal Politecnico di Torino.

Il MIS ADERISCE E PARTECIPA ALLA MANIFESTAZIONE ORGANIZZATA DAL MOVIMENTO NO-MUOS E DENOMINATA “3 giorni No-Muos”

29 aprile alle ore 9.00 fino a 1 maggio alle ore 23.45 NISCEMI

Siete invitati a partecipare attivaMente al presidio di 3 giorni presso l’area limitrofa alla “Base U.S. navy tel.sta.”, per ribadire il nostro NO:

– alla Base strategica-militare-di guerra, della Marina Militare Americana.
– all’installazione del sistema MUOS, in corso di realizzazione.
– all’inquinamento elettromagnetico nella nostra riserva.
– per ricordare l’uccisione di Pio La torre e la strage di Portella della ginestra.

Programma:

Domenica 29 Aprile

10:00 Concentramento in piazza Vittorio Emanuele
10:30 Apertura lavori
Conferenza stampa a cura del “Movimento NO MUOS”
Partenza corteo
12:00 Arrivo al centro sociale
13:00 Arrivo alla riserva
14:00 Passeggiata nella Riserva Naturale della Sughereta
16:00 Convegno-Assemblea sull’ inquinamento elettromagnetico a cura di :
Movimento NO MUOS
Massimo Coraddu
Antonio Mazzzeo
Rino Strano
18:00 Concerto del tramonto
Letture a tema
20:00 Teatro tematico
Proiezioni nell’area cinema
22:00 BACIAMOLEMANI
Proiezioni nell’area cinema
00:00 Dj set live a tema
Proiezioni nell’area cinema

Lunedì 30 Aprile

10:00 Convegno sui “Pio La Torre”
12:00 Conferenza stampa
14:00 Iniziativa “pulisci il tuo bosco”
16:00 Convegno-assemblea “Incontro tra i Movimenti”
18:00 Concerto del tramonto
Letture a tema
20:00 Teatro tematico
Proiezioni nell’area cinema
22:00 QBETA
Proiezioni nell’area cinema
00:00 Dj set live a tema
Proiezioni nell’area cinema

Martedì 1 Maggio

10:00 Assemblea permanente
12:00 Conferenza stampa in piazza Vittorio Emanuele
14:00 Area riserva
Concerto del 1°Maggio con Gruppi del Territorio


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Abbiamo festeggiato il 25 Aprile…liberi di morire.

L’IMU in Sicilia è incostituzionale.

di Santo Trovato

Con due sentenze, del 21 e del 28 marzo 2012, la corte Costituzione ha affermato il diritto della Regione Siciliana di esigere le imposte riscosse sul territorio dell’Isola.

La Regione aveva impugnato alcune norme statali e la Corte ha dichiarato infondato il ricorso perché, hanno detto i giudici, le norme statali in materia finanziaria NON SI APPLICANO IMMEDIATAMENTE IN SICILIA: si deve passare per forza dalla Commissione paritetica.

E’ come se avesse detto “che impugnate a fare leggi dello Stato che non si applicano a voi?” lasciando lo Stato scornato. Lo Stato in una delle due ha tentato di resistere, ma è stato bocciato.

Queste sentenze mettono in discussione, tra l’altro, la riscossione dell’Imu che con decreto del governo nazionale prevedeva che questa andasse per metà allo Stato e per metà agli enti locali.

Adesso, con le sentenze della Corte Costituzionale, le somme riscosse dall’IMU dovrebbero essere incamerate per metà dagli enti locali (Comuni) e per metà dalla Regione Siciliana, ma, per quel che se ne sa, nessuna dichiarazione e/o esplicitazione è stata rilasciata dagli organi preposti del Governo della Regione Siciliana.  Usiamo il termine “dovrebbero” perchè la nostra preoccupazione, che è quasi una certezza, è che, come al solito, il diritto costituzionale è per la Sicilia un optional che a volte vale ed altre volte no, in base alle convenineze e agli interessi della politica italiana – leggasi potentati economici del nord Italia – e dei politici siciliani, sempre culturalmente e psicologicamente subalterni alle segreterie dei partiti romani/lombardi.

Anche la rivalutazione degli estimi catastali della manovra Monti non dovrebbe avere alcun effetto in Sicilia (usiamo ancora il condizionale “dovrebbe” per gli stessi motivi sopra esposti) giacchè lo Statuto Siciliano (che si ricorda è legge costituzionale) recita:

Art. 14
1. L’Assemblea, nell’ambito della Regione e nei limiti delle leggi costituzionali dello Stato, senza pregiudizio delle riforme agrarie e industriali deliberate dalla Costituente del popolo italiano, ha la legislazione esclusiva sulle seguenti materie:
[…]
f) urbanistica;
[…]
o) regime degli enti locali e delle circoscrizioni relative;

Art. 15
1. Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sonosoppressi nell’ambito della Regione siciliana.
2. L’ordinamento degli enti locali si basa nella Regione stessa sui Comuni e sui
liberi Consorzi comunali, dotati della più ampia autonomia amministrativa e finanziaria.
3. Nel quadro di tali principi generali spetta alla Regione la legislazione esclusiva e l’esecuzione diretta in materia di circoscrizione, ordinamento e controllo degli enti locali.

ed infine

Art. 21
1. Il Presidente è Capo del Governo regionale e rappresenta la Regione.
2. Egli rappresenta altresì nella Regione il Governo dello Stato, che può tuttavia inviare temporaneamente propri commissari per la esplicazione di singole funzioni statali.
3. Col rango di Ministro partecipa al Consiglio dei Ministri, con voto deliberativo nelle materie che interessano la Regione.

(Non si hanno notizie che il Presidente della Regione Siciliana o un suo rappresentante abbia partecipato col rango di Ministro e con voto deliberativo  alla manovra finanziaria che intruduce l’IMU  nella Regione Siciliana) 

Alla data odierna, non ci risulta che il Governo della Regione Siciliana abbia recepito e/o deliberato l’introduzione dell’IMU in Sicilia, nè tanto meno abbia deliberato sulla rivalutazione degli estimi catastali.  

Il Mis sollecita il Governo Siciliano e/o gli organi di quest’ultima preposti,  a rendere noto ed espletare ai cittadini siciliani se l’IMU richiesto dal Governo Nazionale Italiano è da considerarsi anticostituzionale e se, pur ritenendola anticostituzionale, la Regione consiglia di assoggettarsi e piegarsi all’ennesima prepotenza operata dal governo centrale ai danni dei cittadini siciliani, in spregio di quel patto costituzionale (Statuto Siciliano)  per il quale la Sicilia accettò di continuare a far parte di uno Stato italiano repubblicano.   

Tenendo ben presente che per la già fragilissima economia siciliana e per le famiglie in ginocchio, l’introduzione dell’ Imu, unitamente alla stangata sull’Irpef  regionale, rischia di fare precipitare l’Isola in un punto di non ritorno,  il Mis si auspica che la Regione ritenga  nulla la manovra “Salva Italia”  decretata dal Governo Monti,  lasciando le somme indebitamente richieste nelle tasche dei cittadini siciliani, indispensabili e a disposizione all’economia isolana.


Seminario “L’ATTUALITÀ DELLO STATUTO SICILIANO”

Favara 15/04/2012

Si è svolto a Favara il seminario “L’attualità dello Statuto Siciliano”, organizzato dal Cordinamento Provinciale di Agrigento del MIS.

Sono Intervenuti:

  • Giuseppe Pitruzzella,  Coordinatore Nazionale Resp. Dipartimento “Tutela Beni Architettonici e Pianificazione Strategica” e Coordinatore Comunale di Favara Mis
  • Sebastiano Rapisarda, Segretazio  Naz. Mis
  • Santo Trovato, Vice Segretario Naz. e Portavoce Mis
  • Salvatore Musumeci, Presidente Naz.  Mis
  • Gabriele Ciulla, Membro Mis Favara (Esperto marketing e strategie d’impresa)

Moderatore:

  • Carmelo Cuschera, Coordinatore prov. Agrigento Mis

In tale occasione si è dato il benevenuto agli 83 nuovi tesserati al Mis di Favara.

Il seminario, tenutosi presso il teatro “CONVENTO BOCCONE DEL POVERO” Favara (Ag),  si è svolto in una atmosfera di grande attenzione e partecipazione del pubblico intevenuto (i nuovi iscritti e parecchi simpatizzanti di Favara e dei comuni limitrofi).

Oltre che trattare la parte giuridica e politica dello Statuto Siciliano, nonchè le vicende storiche che portarono alla conquista dello Statuto, si è argomentato su ciò che tale strumento avrebbe potuto e potrebbe ancora dare alla Sicilia e delle motivazioni che hanno portato alla sua non attuazione: il tradimento della politica siciliana e nazionale, la disinformazione e la informazione negativa che dalla promulgazione dello Statuto Siciliano sino ai nostri giorni è stata accuratamente e scientificamente operata in Sicilia.

Molti sono stati gli applausi indirizzati ai relatori.

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Parte 1 di 3


Parte 2 di 3


Parte 3 di  3


Scozia Indipendente e Sicilia senza Autonomia

Di Antonio Castorina

Alex Salmond

Il Partito Nazionalista Scozzese, dopo diversi anni di lotte interne per questioni ideologiche che hanno rallentato lo sviluppo del piano per l’Indipendenza della Scozia, nel 2011 ha ottenuto la maggioranza dei seggi al Parlamento Scozzese, mandando come primo ministro il leader del partito,  Alex Salmond.

La notizia scombussolò l’opinione pubblica, sia britannica che mondiale: la Scozia poteva aspirare all’indipendenza.

Il braccio di ferro che Edimburgo intraprese con Londra è ancora in atto.
Il Primo Ministro inglese, David Cameron, sta giocando tutte le sue carte per bloccare la voglia di autodeterminazione di un popolo fiero che non ha mai dimenticato le proprie vere radici e la propria storia.

Dopo aver cercato di buttarla sulla globalizzazione e sulla favoletta, a cui i cittadini ben informati non credono più, che le Nazioni piccole non possono autogovernarsi, ha tentato di anticipare il referendum per l’indipendenza al 2012.

La giocata sporca voleva fare leva sulla crisi economica in cui le banche e l’UE hanno spintola Grecia e sui giochi Olimpici che in estate si svolgeranno proprio a Londra.

Si sa che lo sport solitamente unisce e spesso viene utilizzato dai governi come propaganda, ma Cameron non aveva fatto i conti con la dialettica di un mago della comunicazione quale è Salmond.

Il Primo Ministro Scozzese ha fatto leva sulle dichiarazioni del suo collega inglese accusandolo di non essere democratico, poiché vuole impedire che gli Scozzesi godano appieno dei diritti sanciti costituzionalmente.

Ma non è tutto, Salmond sta spingendo affinché all’interno del quesito referendario vi sia una terza via, ossia la possibilità di scegliere se ottenere il federalismo fiscale, quindi la possibilità di trattenere la totalità delle risorse derivate dalle tasse pagate dai cittadini che si trovano a nord del Vallo di Adriano. Inoltre, essendo un grande comunicatore, Salmond ha già anticipato la data che sarebbe più consona al referendum: 23 e 24 giugno 2014, ricorrenza del settecentesimo anniversario della battaglia di Bannockburn in cui gli Scozzzesi guidati da Robert Bruce scacciarono via il ben più numeroso esercito Inglese capitanato dal re Edoardo II.

Seguendo questi avvenimenti possiamo paragonare la situazione scozzese a quella siciliana.

Il Parlamento Scozzese si riunì nuovamente nel 1999, mentre il Parlamento Siciliano ebbe nuovamente elezioni nel 1947 e con poteri molto maggiori rispetto a quello degli Highlanders, basti pensare che la devoluzione della gestione del potere finanziario è già presente nello Statuto d’Autonomia Siciliano.

Le due Nazioni hanno subito un brutale assalto straniero che si è protratto per diversi decenni, reprimendo la popolazione e cercando di cancellare ogni reminiscenza di popolo.

La Scozia e la Sicilia sono state terre che hanno subito un altissimo tasso di emigrazione dovuto alla distruzione del tessuto sociale ed economico dei loro territori.

I Siciliani si sono svegliati per primi da questo lungo coma indotto e già nel dopoguerra avevano riottenuto quasi tutti i diritti perduti, ma adesso, paradossalmente, si trovano molto più indietro rispetto agli Scozzesi che con una politica vicina alla gente hanno fatto si che il Partito Nazionalista Scozzese abbia raggiunto, dopo sole quattro legislature, la maggioranza assoluta dei voti al Parlamento Scozzese.

Che l’esempio Scozzese sia utile al popolo Siciliano, che sia da esempio per tutti i popoli che vogliono autodeterminarsi per autogovernarsi.

“La lotta per la verità e la giustizia: il bandito “Turiddu Giuliano” e i silenzi sulla sua morte. Per una Sicilia migliore

Di Serafina Palminteri
(Coordinatrice MIS)

Montelepre, ore 8:00 Amo profondamente la giustizia e credo che  nel passato siano stati commessi dei crimini da parte di alcuni organi dello Stato che hanno portato ad una  situazione gravissima in Sicilia.
Credo anche che ognuno di noi abbia il dovere di impegnarsi per  far si che queste cose gravissime  non si ripetano.
Le violenze subite dal Popolo siciliano sono inaudite come la violenza psicologica che ci è stata fatta dall’unità d’Italia in poi.
Ci hanno inculcato che il nord è migliore del sud perché è più organizzato, ma nessuno dice che  il nord prima dell’unità d’Italia  era pieno di debiti che ha potuto risanare con le ricchezze che il “caro  Garibaldi” ha prelevato dal Banco di Sicilia e dal Banco di Napoli .

Inoltre la politica italiana, con  la collaborazione dei nostri politici siciliani ha sempre favorito il nord a discapito del sud.

La Sicilia è una Regione a Statuto speciale ma il nostro Statuto attende, da più di 60 anni, i decreti attuativi. Lo Statuto  siciliano è Legge Costituzionale e quindi per essere modificato necessita del procedimento legislativo previsto  per le leggi costituzionali… eppure è stato modificato  con il procedimento previsto per le leggi ordinarie:
QUESTO NON SI PUO’ FARE … EPPURE  E’ STATO FATTO!!!
IO LOTTO PER LA VERITA’ E PER LA GIUSTIZIA CHE IN SICILIA SCARSEGGIANO DA UN PO’.

 “ Io ritengo responsabile primario del mondo mafioso lo Stato, quello stesso che in Italia, dai giorni dell’Unità ad oggi, ha dato la dimostrazione legislativa ed amministrativa dello spregio della legge. Se mafia vuol dire extralegalità, rifiuto della legge, sostituzione del fatto imperioso e prepotente alla norma e al rapporto giuridico, se la mafia vuol dire tutto questo e contemporaneamente si considera la storia della nostra isola dal plebiscito ad oggi, ci accorgiamo che si tratta di una sequela di sopraffazioni in cui lo Stato è il primo ad affermare l’inutilità della legge, l’offesa alla legge”. (On. Giuseppe Alessi – primo Presidente della Regione  Siciliana)

In questo quadro si inserisce la vicenda di un uomo chiamato bandito, ma che di fatto non lo era.

Lo affermo con convinzione estrema determinata da una lunga ricerca, che dura da più di 20 anni, in cui ho letto libri, documenti ufficiali quali carte processuali, verbali dei carabinieri  e della polizia, quotidiani e settimanali dell’epoca; ho visto film e filmati vari … ma soprattutto ho parlato con la gente che lo ha conosciuto e che ha vissuto quel periodo maledetto.

Ho molte cose in comune col “bandito”, ma una cosa ci accomuna più di ogni altra: l’amore per la Sicilia!
Dopo più di 60 anni, Turiddu Giulianu, fa parlare ancora di se: è lui o non è lui il cadavere nella tomba di famiglia  al cimitero di Montelepre?

Bisognerà forse aspettare che tolgano il segreto di Stato nell’anno 2016?

Speriamo che non abbiano perso anche quei documenti, visto che la vicenda di Giuliano è stata sempre caratterizzata dalla perdita inspiegabile di documenti importantissimi tra cui anche perizie importantissime successive a scontri a fuoco tra banditi e carabinieri e cosa assurda: i carabinieri perdono buona parte dei proiettili rinvenuti sul luogo della strage di Portella delle Ginestre  avvenuta il primo maggio 1947. Affermano  di non aver compreso l’importanza di quei reperti.

Non so se mi sconvolge di più il fatto che non  ne  abbiano capito l’importanza  o che dicano una cosa cosi grave.

Viviamo in un periodo molto particolare: la stanchezza della gente è al limite.

La Siciliasi è spopolata e sembra che l’unico destino dei siciliani sia quello di emigrare … eppure … io mi  rifiuto di accettare che la mia meravigliosa Terra sia destinata ad essere spopolata!

Forse sono  solo una stupida sognatrice … forse è solo un sogno … un’utopia … un desiderio troppo grande per essere realizzato, ma io non morirò col rimorso di non averci provato. 

IO NON MI FERMO, VADO AVANTI PER LEI … LOTTO PER LEI, 
MADRETERRA SICILIA. “IU SUGNU SICILIANA E  NUN MI FERMU! IU SUGNU SICILIANA…E NUN MI SCANTU!!!